Vione, in breve
Vione (Viù in dialetto camuno) è un comune italiano di 623 abitanti della Valle Camonica, della provincia di Brescia in Lombardia.
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Il 19 ottobre 1336 il vescovo di Brescia Jacopo de Atti investe iure feudi dei diritti di decima, nei territori di Vione e Corteno Golgi, Giovanni e Belotto Bardelli di Malonno. Nel 1338 vi fu una lite tra i Vione e Vezza per i confini, e gli abitanti vennero alle armi. Gli abitanti di Vezza diedero fuoco al castello di Vione. La dichiarazione di pace che contemplava anche i confini di Promina e Valzani fu rogata l'anno seguente. Il 15 maggio 1365 il vescovo di Brescia Enrico da Sessa investe iure feudi dei diritti di decima, nei territori di Breno, Vione, Vezza, Sonico, Malonno, Berzo Demo, Astrio, Ossimo e Losine, Giovanni e Gerardo del fu Pasino Federici di Mù.
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Le chiese di Vione sono: Parrocchiale di San Remigio, risalente al 1598 da precedente romanica. All'interno la pala d'altare del Bate Santuario della Madonna di Cortaiolo, del 1577 A monte dell'abitato di Vione (2232-2250 m s.l.m.) si trova l'area archeologica di Tor dei Pagà, costituita da una installazione militare risalente ai secc. XIII/XIV e un'area rituale protostorica. Presso le ex scuole elementari si sviluppa il museo etnografico "El zùf" (Il Giogo nel dialetto Vionese) ideato e realizzato dal maestro Dino Marino Tognali, scrittore storico e poeta dialettale.
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Il territorio montano è utilizzato principalmente per l'agricoltura, sebbene in maniera molto minore che nel passato. Sono state altresì abbandonate attività ad essa collegate quali piccoli caseifici, forni, segherie. Il comune di Vione, come tutti i comuni limitrofi, è stato interessato negli anni successivi la seconda guerra mondiale da un notevole fenomeno di emigrazione, sia verso la pianura italiana (Milano, Bergamo, Brescia, Torino), sia verso la vicina Svizzera. L'economia del comune è basata sulla poca agricoltura, sul mercato dell'edilizia (in relazione all'attività turistica) e sul turismo estivo, grazie alla ricchezza naturalistica e di tradizioni del territorio. La Val di Canè è ora parte del Parco Nazionale dello Stelvio.
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