Monno, in breve
Monno (Mòn in dialetto camuno) è un comune italiano di 511 abitanti, della Val Camonica, provincia di Brescia in Lombardia.
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Il 19 ottobre 1336 il vescovo di Brescia Jacopo de Atti investe iure feudi dei diritti di decima nei territori di Breno, Borno, Astrio, Monno e Ossimo Girardo del fu Giovanni Ronchi di Breno. Alla pace di Breno del 31 dicembre 1397 i rappresentanti della comunità di Monno, Amone Giovanni Vranino e il notaio Bettini, si schierarono sulla sponda ghibellina. Intorno al 1417 vengono a risiedere qui alcuni dei Federici di Gorzone Il 17 settembre 1423 il vescovo di Brescia Francesco Marerio investe iure feudi dei diritti di decima nei territori di Monno, Cevo, Andrista, Grumello, Saviore, Cemmo, Ono, Sonico, Astrio, Malegno, Cortenedolo, Vione, Incudine e Berzo Demo a Bertolino della Torre di Cemmo .
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Le chiese di Monno sono: Parrocchiale di San Pietro e Paolo, sorta sulle rovine di un'antica costruzione quattrocentesca. Il portale è in marmo di Vezza, datato 1629. Nel 1895, Antonio Guadagnini dipinse nell'abside l'Annunciazione con nei pennacchi i quattro Evangelisti. Oratorio di San Francesco, di struttura seicentesca, era stato adibito a sala cinematografica. Chiesa di san Sebastiano e Fabiano, sorta su struttura più antica, riporta "DOM Ss Martiribus Fabiano et Sebastiano - 1781". Chiesa di San Brizio, sul lato destro riporta "...questa zezia fece fabbricare re Carlo, al tempo che lui andava combattendo per la fede e P.P. Urbano li concesse 900 anni di indulgenza e sette Vescovi, li quali erano in sua compagnia, li concesse 40 dì di Indulgenza per cadauno.
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Gli scütüm sono nei dialetti camuni dei soprannomi o nomignoli, a volte personali, altre indicanti tratti caratteristici di una comunità. Quello che contraddistingue gli abitanti di Monno è Gàcc (gatti). Settimana Santa. Negli ultimi tre giorni di festa i giovani, prima delle sacre funzioni, girano per il paese suonando i còrign, in segno di lutto per la morte di Gesù. 1º novembre, Ognissanti. Era consuetudine dare al gabinàt (da tedesco Gaben Nacht, notte dei doni): castagne lesse (téteghe) e pani speciali bek e canàoi, che i bambini chiedevano alle varie famiglie. 2 novembre, Commemorazione dei defunti. Secondo l'usanza si lasciava ardere il ceppo del camino per scaldare i morti.
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